PRESENTAZIONI

Blogger: donnaconamore
Nome: Donna Con Amore
Vorrei essere una fata, ma non lo sono. Vorrei saper volare, ma non so farlo. Vorrei essere perfetta, ma non lo sono. Chi sono???




Dreams Shop

UN SORRISO

Il mondo non ha bisogno delle tue lacrime per far nascere i fiori, ma del tuo sorriso per farli sbocciare.

SOGNI

Sogna in piccolo, sogna in grande, sogna l'impossibile, ma sogna.

IO :


Get a Voki now!

COSINE PER VOI:

Votami su Mr.Webmaster!
Locations of visitors to this page Googlerank, pagerank di Google Registra il tuo sito nei motori di ricerca

CATEGORIE:

favole
film
leggende
poesia
terrore
tv
vita

ARCHIVIO:

oggi
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008

LASCIATEMI UN COMMENTO!!

COMMENTI:

utente anonimo in Un amore fra le stel...
VaMpIrA89 in Un amore fra le stel...
utente anonimo in Lasciami una rosa!!!...
phoebes in Il Principe Felice
Camay in Lasciami una rosa!!!...
Porporinah in Sostanze pericolose ...
sommae in Sostanze pericolose ...
utente anonimo in Il Labirinto del Fau...
KingOfPumpkins in Il Labirinto del Fau...
utente anonimo in MISSIONE BANNER: COM...

LINKS:

COUNTERS:

*loading*

ROSE ROSSE PER TE...:



Google-Translate-Chinese (Simplified) BETA Google-Translate-English to French Google-Translate-English to German Google-Translate-English to Italian
Google-Translate-English to Japanese BETA Google-Translate-English to Korean BETA Google-Translate-English to Russian BETA Google-Translate-English to Spanish
Powered by
+ Grab this widget


MusicPlaylist

Autore: donnaconamore
Ore:15:36
Categoria:
commenti (2)(popup) | commenti (2) | Permalink


Avete visto cosa ho messo qui a fianco???
E' un vaso e voi potete metterci delle bellissime rose rosse con un messaggio se il mio blog vi piace, se invece non vi piace (cosa che spero non succeda) dovrete metterci delle rose appassite,
come dei voti per il mio blog, solo che con la rosa ci sarà allegato un messaggio.
Quindi sbizzarritevi.....
perchè in fondo....
ogni fiore è segno d'amore
giusto??



Autore: donnaconamore
Ore:13:37
Categoria: favole
commenti (popup) | commenti | Permalink


Era così bello in campagna, era estate! Il grano era bello giallo, l'avena era verde e il fieno era stato ammucchiato nei prati; la cicogna passeggiava sulle sue slanciate zampe rosa e parlava egiziano, perché aveva imparato quella lingua da sua madre. Intorno ai campi e al prati c'erano grandi boschi, e in mezzo al boschi si trovavano laghi profondi; era proprio bello in campagna! Esposto al sole si trovava un vecchio maniero circondato da profondi canali, e tra il muro e l'acqua crescevano grosse foglie di farfaraccio, e erano così alte che i bambini più piccoli potevano stare dritti all'ombra delle più grandi. Quel luogo era selvaggio come un profondo bosco; lì si trovava un'anatra col suo nido. Doveva covare gli anatroccoli, ma ormai era quasi stanca, sia perché ci voleva tanto tempo sia perché non riceveva quasi mai visite. Le altre anatre preferivano nuotare lungo i canali piuttosto che risalire la riva e sedersi sotto una foglia di farfaraccio a chiacchierare con lei.
Finalmente una dopo l'altra, le uova scricchiolarono. «Pip, pip» si sentì, tutti i tuorli delle uova erano diventati vivi e sporgevano fuori la testolina.

«Qua, qua!» disse l'anatra, e subito tutti schiamazzarono a più non posso, guardando da ogni parte sotto le verdi foglie; e la madre lasciò che guardassero, perché il verde fa bene agli occhi.
«Com'è grande il mondo!» esclamarono i piccoli, adesso infatti avevano molto più spazio di quando stavano nell'uovo.
«Credete forse che questo sia tutto il mondo?» chiese la madre. «Si stende molto lontano, oltre il giardino, fino al prato del pastore; ma fin là non sono mai stata. Ci siete tutti, vero?» e intanto si alzò. «No, non siete tutti. L'uovo più grande è ancora qui. Quanto ci vorrà? Ormai sono quasi stufa» e si rimise a covare.
«Allora, come va?» chiese una vecchia anatra giunta a farle visita.
«Ci vuole tanto tempo per quest'unico uovo!» rispose l'anatra che covava. «Non vuole rompersi. Ma dovresti vedere gli altri! Sono i più deliziosi anatroccoli che io abbia mai visto assomigliano tanto al loro padre, quel briccone, che non viene neppure a trovarmi.»
«Fammi vedere l'uovo che non si vuole rompere!» disse la vecchia. «Può essere un uovo di tacchina! Anch'io sono stata ingannata una volta, e ho passato dei guai con i piccoli che avevano una paura incredibile dell'acqua. Non riuscii a farli uscire. Schiamazzai e beccai, ma non servì a nulla. Fammi vedere l'uovo. Sì, è un uovo di tacchina. Lascialo stare e insegna piuttosto a nuotare ai tuoi piccoli.»
«Adesso lo covo ancora un po'; l'ho covato così a lungo che posso farlo ancora un po'!»

«Fai come vuoi!» commentò la vecchia anatra andandosene.
Finalmente quel grosso uovo si ruppe. «Pip, pip» esclamò il piccolo e uscì: era molto grande e brutto. L'anatra lo osservò.
«È un anatroccolo esageratamente grosso!» disse. «Nessuno degli altri è come lui! Purché non sia un piccolo di tacchina! Bene, lo scopriremo presto. Deve entrare in acqua, anche a costo di prenderlo a calci!»
Il giorno dopo era una giornata bellissima; il sole splendeva sulle verdi foglie di farfaraccio. Mamma anatra arrivò con tutta la famiglia al canale. Splash! si buttò in acqua; «qua, qua!» disse, e tutti i piccoli si tuffarono uno dopo l'altro. L'acqua coprì le loro testoline, ma subito tornarono a galla e galleggiarono beatamente; le zampe si muovevano da sole e c'erano proprio tutti, anche il piccolo brutto e grigio nuotava con loro.
«No, non è un tacchino!» esclamò l'anatra «guarda come muove bene le zampe, come si tiene ben dritto! È proprio mio! In fondo è anche carino se lo si guarda bene. Qua, qua! venite con me, vi condurrò nel mondo e vi presenterò agli altri abitanti del pollaio, ma state sempre vicino a me, che nessuno vi calpesti, e fate attenzione al gatto!»
Entrarono nel pollaio. C'era un chiasso terribile, perché due famiglie si contendevano una testa d'anguilla, che alla fine andò al gatto.
«Vedete come va il mondo!» disse la mamma anatra leccandosi il becco, dato che anche lei avrebbe voluto la testa d'anguilla. «Adesso muovete le zampe» aggiunse «provate a salutare e a inchinarvi a quella vecchia anatra. È la più distinta di tutte, è di origine spagnola, per questo è così pesante! Guardate, ha uno straccio rosso intorno a una zampa. È una cosa proprio straordinaria, la massima onorificenza che un'anatra possa ottenere. Significa che non la si vuole abbandonare, e che è rispettata sia dagli animali che dagli uomini. Muovetevi! Non tenete i piedi in dentro! Un anatroccolo ben educato tiene le gambe ben larghe, proprio come il babbo e la mamma. Ecco! Adesso chinate il collo e dite qua!»
E così fecero, ma le altre anatre lì intorno li guardarono e esclamarono: «Guardate! Adesso arriva la processione, come se non fossimo abbastanza, e, mamma mia com'è brutto quell'anatroccolo! Lui non lo vogliamo!» e subito un'anatra gli volò vicino e lo beccò alla nuca.
«Lasciatelo stare» gridò la madre «non ha fatto niente a nessuno!»
«Sì, ma è troppo grosso e strano!» rispose l'anatra che lo aveva beccato «e quindi ne prenderà un bel po'!»
«Che bei piccini ha mamma anatra!» disse la vecchia con lo straccetto intorno alla zampa «sono tutti belli, eccetto uno, che non è venuto bene. Sarebbe bello che lo potesse rifare!»
«Non è possibile, Vostra Grazia!» rispose mamma anatra «non è bello, ma è di animo molto buono e nuota bene come tutti gli altri, anzi un po' meglio. Credo che, crescendo, diventerà più bello e che col tempo sarà meno grosso. È rimasto troppo a lungo nell'uovo, per questo ha un corpo non del tutto normale». E intanto lo grattò col becco sulla nuca e gli lisciò le piume. «Comunque è un maschio» aggiunse «e quindi non è così importante. Credo che avrà molta forza e riuscirà a cavarsela!».
«Gli altri anatroccoli sono graziosi» disse la vecchia. «Fate come se foste a casa vostra e, se trovate una testa d'anguilla, portatemela.»
E così fecero come se fossero a casa loro.
Ma il povero anatroccolo che era uscito per ultimo dall'uovo e che era così brutto venne beccato, spinto e preso in giro, sia dalle anatre che dalle galline: «È troppo grosso!» dicevano tutti, e il tacchino, che era nato con gli speroni e quindi credeva di essere imperatore, si gonfiò come un'imbarcazione a vele spiegate e si precipitò contro di lui, gorgogliando e con la testa tutta rossa. Il povero anatroccolo non sapeva se doveva rimanere o andare via, era molto abbattuto perché era così brutto e tutto il pollaio lo prendeva in giro.
Così passò il primo giorno, e col tempo fu sempre peggio. Il povero anatroccolo veniva cacciato da tutti, persino i suoi fratelli erano cattivi con lui e dicevano sempre: «Se solo il gatto ti prendesse, brutto mostro!» e la madre pensava: “Se tu fossi lontano da qui!”. Le anatre lo beccavano, le galline lo colpivano e la ragazza che portava il mangime alle bestie lo allontanava a calci.
Così volò oltre la siepe; gli uccellini che si trovavano tra i cespugli si alzarono in volo spaventati. “È perché io sono così brutto” pensò l'anatroccolo e chiuse gli occhi, ma continuò a correre. Arrivò così nella grande palude, abitata dalle anatre selvatiche. Lì giacque tutta la notte: era molto stanco e triste.
Il mattino dopo le anatre selvatiche si alzarono e guardarono il loro nuovo compagno. «E tu chi sei?» gli chiesero, e l'anatroccolo si voltò da ogni parte e salutò come meglio poté.
«Sei proprio brutto!» esclamarono le anatre selvatiche «ma a noi non importa nulla, purché tu non ti sposi con qualcuno della nostra famiglia!» Quel poveretto non pensava certo a sposarsi, gli bastava solamente poter stare tra i giunchi e bere un po' di acqua della palude.
Lì rimase due giorni, poi giunsero due oche selvatiche, o meglio, due paperi selvatici, dato che erano maschi. Era passato poco tempo da quando erano usciti dall'uovo e per questo erano molto spavaldi.
«Ascolta, compagno» dissero «tu sei così brutto che ci piaci molto! Vuoi venire con noi e essere uccello di passo? In un'altra palude qui vicino si trovano delle graziose oche selvatiche, tutte signorine, che sanno dire qua! Tu potresti avere fortuna, dato che sei così brutto!»
“Pum, pum!” si sentì in quel momento, entrambe le anatre caddero morte tra i giunchi e l'acqua si arrossò per il sangue. “Pum, pum!» si sentì di nuovo, e tutte le oche selvatiche si sollevarono in schiere. Poi spararono di nuovo. C'era caccia grossa; i cacciatori giravano per la palude, sì, alcuni s'erano arrampicati sui rami degli alberi e si affacciavano sui giunchi. Il fumo grigio si spandeva come una nuvola tra gli alberi neri e rimase a lungo sull'acqua. Nel fango giunsero i cani da caccia plasch, plasch! Canne e giunchi dondolavano da ogni parte. Spaventato, il povero anatroccolo piegò la testa cercando di infilarsela sotto le ali, ma in quello stesso momento si trovò vicino un cane terribilmente grosso, con la lingua che gli pendeva fuori dalla bocca e gli occhi che brillavano orrendamente; avvicinò il muso all'anatroccolo, mostrò i denti aguzzi e plasch! se ne andò senza fargli nulla.
«Dio sia lodato!» sospirò l'anatroccolo «sono così brutto che persino il cane non osa mordermi.»
E rimase tranquillo, mentre i pallini fischiavano tra i giunchi e si sentiva sparare un colpo dopo l'altro.
Solo a giorno inoltrato tornò la quiete, ma il povero giovane ancora non osava rialzarsi; attese ancora molte ore prima di guardarsi intorno, e poi si affrettò a lasciare la palude il più presto possibile. Corse per campi e prati, ma c'era molto vento e faceva fatica a avanzare.
Verso sera raggiunse una povera e piccola casa di contadini, era così misera che lei stessa non sapeva da che parte doveva cadere, e così rimaneva in piedi. Il vento soffiava intorno all'anatroccolo, tanto che lui dovette sedere sulla coda per poter resistere, ma diventava sempre peggio. Allora notò che la porta si era scardinata da un lato e era tutta inclinata, e che lui, attraverso la fessura, poteva infilarsi nella stanza, e così fece.
Qui abitava una vecchia col suo gatto e la gallina; il gatto, che lei chiamava “figliolo”, sapeva incurvare la schiena e fare le fusa, e faceva persino scintille se lo si accarezzava contro pelo. La gallina aveva le zampe piccole e basse e per questo era chiamata “coccodè gamba corta”, faceva le uova e la donna le voleva bene come a una figlia.
Al mattino si accorsero subito dell'anatroccolo estraneo, e il gatto cominciò a fare le fusa e la gallina a chiocciare.
«Che succede?» chiese la vecchia, e si guardò intorno, ma non ci vedeva bene e così credette che l'anatroccolo fosse una grassa anatra che si era smarrita. «È proprio una bella preda!» disse «ora potrò avere uova di anatra, purché non sia un maschio! Lo metterò alla prova.»
E così l'anatroccolo restò in prova per tre settimane, ma non fece nessun uovo. Il gatto era il padrone di casa e la gallina era la padrona, e sempre dicevano: «Noi e il mondo!» perché credevano di esserne la metà, e naturalmente la metà migliore. L'anatroccolo pensava che si potesse avere anche un'altra opinione, ma questo la gallina non lo sopportava.
«Fai le uova?» chiese la gallina.
«No.»
«Allora te ne vuoi stare zitto!»
E il gatto gli disse: «Sei capace di inarcare la schiena, di fare le fusa e di fare scintille?».
«No!»
«Bene, allora non devi avere più opinioni, quando parlano le persone ragionevoli.»
E l'anatroccolo se ne stava in un angolo, di cattivo umore. Poi cominciò a pensare all'aria fresca e al bel sole. Lo prese una strana voglia di andare nell'acqua, alla fine non poté trattenersi e lo disse alla gallina.
«Cosa ti succede?» gli chiese lei. «Non hai niente da fare, è per questo che ti vengono le fantasie. Fai le uova, o fai le fusa, vedrai che ti passa!»

«Ma è così bello galleggiare sull'acqua!» disse l'anatroccolo «così bello averla sulla testa e tuffarsi giù fino al fondo!»
«Sì, è certo un gran divertimento!» commentò la gallina «tu sei ammattito! Chiedi al gatto, che è il più intelligente che io conosca, se gli piace galleggiare sull'acqua o tuffarsi sotto! Quanto a me, neanche a parlarne! Chiedilo anche alla nostra signora, la vecchia dama! Più intelligente di lei non c'è nessuno nel mondo. Credi che lei abbia voglia di galleggiare o di avere l'acqua sopra la testa?»
«Voi non mi capite!» disse l'anatroccolo.
«Certo, se non ti capiamo noi chi dovrebbe capirti, allora? Non sei certo più intelligente del gatto o della donna, per non parlare di me! Non darti delle arie, piccolo! e ringrazia il tuo creatore per tutto il bene che ti è stato fatto. Non sei forse stato in una stanza calda e non hai una compagnia da cui puoi imparare qualcosa? Ma tu sei strambo, e non è certo divertente vivere con te. A me puoi credere: io faccio il tuo bene se ti dico cose spiacevoli; da questo si riconoscono i veri amici. Cerca piuttosto di fare le uova o di fare le fusa o le scintille!»
«Credo che me ne andrò per il mondo» disse l'anatroccolo.
«Fai come vuoi!» gli rispose la gallina.
E così l'anatroccolo se ne andò. Galleggiava sull'acqua e vi si tuffava, ma era disprezzato da tutti gli animali per la sua bruttezza.
Venne l'autunno. Le foglie del bosco ingiallirono, il vento le afferrò e le fece danzare e su nel cielo sembrava facesse proprio freddo. Le nuvole erano cariche di grandine e di fiocchi di neve, e sulla siepe si trovava un corvo che, ah! ah! si lamentava dal freddo. Vengono i brividi solo a pensarci. Il povero anatroccolo non stava certo bene.
Una sera che il sole tramontava splendidamente, uscì dai cespugli uno stormo di bellissimi e grandi uccelli; l'anatroccolo non ne aveva mai visti di così belli. Erano di un bianco lucente, con lunghi colli flessibili: erano cigni. Mandarono un grido bizzarro, allargarono le loro magnifiche e lunghe ali e volarono via, dalle fredde regioni fino ai paesi più caldi, ai mari aperti! Si alzarono così alti che il brutto anatroccolo sentì una strana nostalgia, si rotolò nell'acqua come una ruota, sollevò il collo verso di loro e emise un grido così acuto e strano, che lui stesso ne ebbe paura. Oh, non riusciva a dimenticare quei bellissimi e fortunati uccelli e quando non li vide più, si tuffò nell'acqua fino sul fondo, e tornato a galla era come fuori di sé. Non sapeva che uccelli fossero e neppure dove si stavano dirigendo, ma ciò nonostante li amava come non aveva mai amato nessun altro. Non li invidiava affatto. Come avrebbe potuto desiderare una simile bellezza! Sarebbe stato contento se solo le anatre lo avessero accettato tra loro. Povero brutto animale!
E l'inverno fu freddo, molto freddo. L'anatroccolo dovette nuotare continuamente per evitare che l'acqua ghiacciasse, ma ogni notte il buco in cui nuotava si faceva sempre più stretto. Ghiacciò, poi la superficie scricchiolò. L'anatroccolo doveva muovere le zampe senza fermarsi, affinché l'acqua non si chiudesse; alla fine si indebolì, si fermò e restò intrappolato nel ghiaccio.

Al mattino presto arrivò un contadino, lo vide e col suo zoccolo ruppe il ghiaccio, poi lo portò a casa da sua moglie. Lì lo fecero rinvenire.
I bambini volevano giocare con lui, ma l'anatroccolo credette che gli volessero fare del male; e per paura cadde nel secchio del latte e lo fece traboccare nella stanza. La donna gridò e agitò le mani, lui allora volò sulla dispensa dove c'era il burro, e poi nel barile della farina, e poi fuori di nuovo! Uh, come si era ridotto! La donna gridava e lo inseguiva con le molle del camino e i bambini si urtavano tra loro cercando di afferrarlo e intanto ridevano e gridavano. Per fortuna la porta era aperta; l'anatroccolo volò fuori tra i cespugli, nella neve caduta, e lì restò, stordito.
Sarebbe troppo straziante raccontare tutte le miserie e i patimenti che dovette sopportare nel duro inverno. Si trovava nella palude tra le canne, quando il sole ricominciò a splendere caldo. Le allodole cantavano, era giunta la bella primavera!
Allora sollevò con un colpo solo le ali, che frusciarono più robuste di prima e che lo sostennero con forza, e prima ancora di accorgersene si trovò in un grande giardino, pieno di meli in fiore, dove i cespugli di lilla profumavano e piegavano i lunghi rami verdi giù fino ai canali serpeggianti. Oh! Che bel posto! e com'era fresca l'aria di primavera! Dalle fitte piante uscirono, proprio davanti a lui, tre bellissimi cigni bianchi; frullarono le piume e galleggiarono dolcemente sull'acqua. L'anatroccolo riconobbe quegli splendidi animali e fu invaso da una strana tristezza.

“Voglio volare da loro, da quegli uccelli reali; mi uccideranno con le loro beccate, perché io, così brutto, oso avvicinarmi a loro. Ma non mi importa! è meglio essere ucciso da loro che essere beccato dalle anatre, beccato dalle galline, preso a calci dalla ragazza che ha cura del pollaio, e soffrire tanto d'inverno!” E volò nell'acqua e nuotò verso quei magnifici cigni questi lo guardarono e si diressero verso di lui frullando le piume. «Uccidetemi!» esclamò il povero animale e abbassò la testa verso la superficie dell'acqua in attesa della morte, ma, che cosa vide in quell'acqua chiara? Vide sotto di sé la sua propria immagine: non era più il goffo uccello grigio scuro, brutto e sgraziato, era anche lui un cigno.
Che cosa importa essere nati in un pollaio di anatre, quando si e usciti da un uovo di cigno?
Ora era contento di tutte quelle sofferenze e avversità che aveva patito, si godeva di più la felicità e la bellezza che lo salutavano. E i grandi cigni nuotavano intorno a lui e lo accarezzavano col becco.
Nel giardino giunsero alcuni bambini e gettarono pane e grano nell'acqua; poi il più piccolo gridò: «Ce n'è uno nuovo!». E gli altri bambini esultarono con lui: «Sì, ne è arrivato uno nuovo!». Battevano le mani e saltavano, poi corsero a chiamare il padre e la madre, e gettarono di nuovo pane e dolci in acqua, e tutti dicevano: «Il nuovo è il più bello, così giovane e fiero!». E i vecchi cigni si inchinarono davanti a lui.
Allora si sentì timidissimo e infilò la testa dietro le ali, non sapeva neppure lui cosa avesse! Era troppo felice, ma non era affatto superbo, perché un cuore buono non diventa mai superbo! Ricordava come era stato perseguitato e insultato, e ora sentiva dire che era il più bello di tutti gli uccelli! I lilla piegarono i rami fino all'acqua e il sole splendeva caldo e luminoso. Allora lui frullò le piume, rialzò il collo slanciato e esultò nel cuore: “Tanta felicità non l'avevo mai sognata, quando ero un brutto anatroccolo!"

                                                                            Hans Christian Andersen

      (v)cigno_divino




Autore: donnaconamore
Ore:18:18
Categoria:
commenti (1)(popup) | commenti (1) | Permalink


Salve a tutti!!!!!
Amici, sconosciuti e a te che vieni per la prima volta,
vedete il banner qui accanto???
Indovinate??? E' il mio!!!!!!!!!!!
Quindi prelevate il codice, che io farò lo stesso con il vostro, cioè scambio banner....
Sono troppo felice e tutto questo grazie a FEDEGETA che trovate in questo blog:
http://fedegeta.iobloggo.com/
lui è stato l'artefice del mio banner, non è carinissimo???
Quindi vi restano solo due cose da fare:
Prelevare il codice del mio banner e visitare il suo sito!!!!!!!!
Tanti baci a tutti
Dalla vostra
                                                                                  
                                                                                    Donnaconamore



Autore: donnaconamore
Ore:13:15
Categoria:
commenti (4)(popup) | commenti (4) | Permalink


      Donna - una analisi chimica:
         Elemento:  Donna
Simbolo:   Do
Scopritore:  Adamo
Atomica Massa:  Può variare da 40 a 200 kg.
Reperibilità:  Copiosa quantità in tutte le aree urbane.

Proprietà fisiche:
1. Superficie normale coperta da una pellicola colorata.
2. Va in ebollizione a varie temperature, si raffrenda senza ragioni conosciute.
 3. Si scioglie se sottoposta a specifico trattamento.
4. Tagliente se incorrettamente utilizzata.
5. Si trova in vari stati che vanno dal metallo puro al minerale grezzo.
6. Cedevole a pressione applicata il punti ben precisi.

Proprietà chimiche:
1. Ha una grande affinità con oro, argento ed un tipo prezioso di pietre.
2. Assorbe una grande quantità di sostanza costose.
3. Può esplodere spontaneamente senza precedente riscaldamento e senza ragione apparente.
4. Non si scioglie in liquidi, ma l'attività aumenta velocemente se si satura in alcool.
5. La forza del denaro può portare l'elemento ad avere rapporti con uomini.

Usi comuni:
1. Molto ornamentale, specialmente nell'abbinamento con auto sportive.
2. Può essere di grande aiuto come diversivo o passatempo.
3. Agente di pulizia altamente efficiente.

Pericoli potenziali:
1. Altamente pericoloso se affidato a mani inesperte.
2. Illegale il possesso di più di un esemplare, anche se alcuni possono essere mantenuti in località diverse, questo finchè i vari esemplari non vengano in contatto tra loro.




Autore: donnaconamore
Ore:11:19
Categoria:
commenti (3)(popup) | commenti (3) | Permalink


    Cose da fare oggi:
  • alzarsi
  • sopravvivere
  • ritornare a letto

xemo54

vi piacereeeeebbe........



Autore: donnaconamore
Ore:09:40
Categoria: film
commenti (6)(popup) | commenti (6) | Permalink


Questo (come tutti quelli che vi ho consigliato) è un bellissimo film in cui sono intrecciate favola e realtà dalla regnante mano della violenza.

Come mai mi sono sentita soffocata per tutta la durata del film?? Come mai è tra i più cupi.. strani... macabri... allo stesso tempo affascinanti film che abbia mai visto?? Non ho distolto gli occhi dallo schermo un attimo ti strega ma... xkè sono due giorni che ci penso?? Mi è rimasto dentro in maniera strana.
Chi l'ha visto? cosa ne pensate? Ha caturato anche voi? non ho deglutito qnd è entrata nella stanza per provare la chiave... con... quel ...essere... avete provato quello che ho provato? Odiate Vidal? E' tutto ricoperto di un'atmosfera blu verde strana come un sogno... non so... qnd mi sdraio ci penso come se fossi stata dentro al film.
Vorrei tanto sapere chi l'ha visto che cosa ha provato e cosa ne pensa..
Io non so cosa ne penso... ma lascia qlc dentro che nn so cosa sia!!!! Un controsenso???? Realtà e magia?? purezza ed atrocità? Boh. Si vede che ne sono rimasta colpita.


(impressioni di Jo trovate su answers)


copertina



Autore: donnaconamore
Ore:13:31
Categoria: poesia
commenti (2)(popup) | commenti (2) | Permalink


questo:

6fe3430eb59c42a948343f1bf8b5bf7cAuguste+Rodinibacipiubelli02notebook 3kissrobert-doisneau-bacio-davanti-allhotel-de-villefirst-kiss_2the_kissmyblueberry_nights_mode_large_qualite_ukma l'amore è soprattutto.....
questo:

cuorebimbi2.gitotondootec-a-syn-stx067
(almeno per me l'amore è questo)



Autore: donnaconamore
Ore:21:29
Categoria:
commenti (6)(popup) | commenti (6) | Permalink


E' notte.
Prima di sprofondare nel sonno che regna su tutto, vi affacciate alla finestra della vostra stanza e ..... vedete una stella cadente.
Ora ad ognuno di voi do l'opportunità di esprimere un desiderio, ma non ditelo a nessuno, potrebbe non avverarsi.
Allora buona notte e buon desiderio!!!!

y1paarkAXCvKijjFp2ZMRvH0ANQ5GjGH52C7MSsFiUOHsai6iowuzRuxyo7VS7_L-qZ50mJq8qEwRY



Autore: donnaconamore
Ore:17:33
Categoria: favole
commenti (5)(popup) | commenti (5) | Permalink


Sapete, stavo ripensando alle parole che molto tempo fa un mio amico di nome Peter mi disse:
 "Per volare devi aggrapparti al tuo pensiero felice!"
Ero molto piccola quando si rivolse a me, ma ora, da grande, ho un grandissimo desiderio, quello di vivere nell'Isola Che Non c'è....si, avete capito bene: all'isola che non c'è.
Non mi dite che non sapete dove sia??? Ogni bambino lo sa: seconda stella a destra e poi diritto fino al mattino.
Non sarebbe bello viverci??
Giocare con i bimbi sperduti e poi di tanto in tanto calarmi nei panni di eroina per uccidere qualche malvagio pirata, sarebbe meraviglioso ed avventuroso.

calafiabluffs1
Mi sono stancata di vivere in questo mondo, in cui a comandare è la crudeltà, come ci siamo ridotti così??
Ve lo siete mai chiesto??
Nel nostro mondo ci sono bambini che mangiano ad ogni ora del giorno e della notte e bambini che mangiano il niente, accompagnato dalle lacrime.
Ci sono ragazzi che studiano credendo che lo studio sia un dovere e ragazzi che non studiano perchè non hanno questo diritto.
Quindi, perchè continuare a vivere qui??
Io continuo a sognare che un giorno potrò nuovamente incontrare Peter e dirgli finalmente che il mondo in cui vivo è come la favola in cui vive lui.